mercoledì 13 dicembre 2017

A CACCIA NELL'ARMADIO DEGLI ALTRI

 

E’ sempre stato divertente sottrarre i vestiti dall’armadio degli uomini,  una volta era segno di ribellione mentre oggi risulta un atto scontato, perché Il nostro  guardaroba non è più così definito come lo era un po’ di tempo fa e negli  outfit più moderni c’è posto per tutto. Pescare nell’armadio degli altri, che siano vostri parenti oppure pezzi acquistati nei mercatini vintage,  permette di personalizzare molto lo  stile ma, siccome non saranno mai perfetti, occorre saperli interpretare, questi i miei consigli:
Dall’armadio degli uomini:
Il gilet: elemento d’eccellenza del guardaroba maschile, da abbinare ad una camicia a fiori o tinta unita, oppure  d’estate,  indossato direttamente sulla pelle,  abbinato ad una romantica gonna ampia o su una semplicissima t-shirt con jeans e sneakers.
Il pullover: a V o girocollo, mi piace molto lungo, largo,  abbinato a jeans di tutte le forme o portato con i  pantaloni di pelle. Se avete la vita segnata potrete abbinarci una cintura. Funziona  anche sopra una gonna a matita, portato con tacchi alti. Se lo indosserete sopra una camicia bianca non sbaglierete.
La cravatta: è molto simpatica utilizzata  come cintura, come foulard annodandola due volte sotto una camicia abbottonata fino in alto.
La giacca: Quest’anno quelle enormi  con le spalle larghe  sono particolarmente di tendenza. Stanno bene aperte su un vestito fluido di seta,  oppure abbinate  ai blue jeans, se notate che vi allarga otticamente la figura, aggiungeteci una sottile cintura di cuoio oppure un bel cinturone.
Il trench: oversize e bello strizzato in vita, con foulard al collo e una  borsetta a tracolla, oppure portata a mano.
Dall’armadio degli adolescenti:
La felpa con cappuccio: non portatela mai con i jeans, meglio sotto una giacca o un trench con un  paio di pantaloni a sigaretta, oppure sopra un abito ampio.
Le Dr. Martens: vi sconsiglio  di abbinarle ad un total look nero, meglio scegliere   un outfit policromatico e  molto femminile, come per esempio  abitini freschi e svolazzanti.
Dall’armadio della nonna:
le borse: se ne possono trovare di bellissime, magari anche griffate  negli armadi delle nonne. Modelli anni ‘50 o ‘60, lucide, in coccodrillo o in vero skaii degli anni ’70, per aggiungere un’aria decisamente pop al vostro look. Quelle che resistono di più al tempo, inteso come moda, sono le pochette da sera, in genere sono anche  quelle  meglio conservate, proprio per l’uso sporadico che se ne fa.
I foulard: evitando quelli in poliestere, provate a rovistare e trovarne uno con i vostri colori donanti in pura seta, oppure un  bella  mussolina  di lana. Impreziosiranno cappotti e giacche oltre a poter essere usati come  cinture infilate nei passanti dei jeans. Mi piacciono molto portati sulla testa, annodati sotto il mento o come turbanti.
La camicia col fiocco al collo: si chiama  lavalliere,  una volta era simbolo di grande raffinatezza e ricercatezza. Yves Saint Laurent ne fece un quasi un feticcio. Oggi in grande ritorno, da portare con jeans scuri o gonna in pelle, al alto contenuto seduttivo.
I pantaloni da lavoro: super robusti e senza tempo, si trovano anche su internet a pochissimi euro, belli, larghi anche stampati, pitturati o con i risvolti. Saranno molto fashion abbinati a tacchi alti e body glitterati per le serate più trendy con i vostri amici.
L’abbigliamento militare: pantaloni cargo, grandi giacche da marinaio, camicie color kaki, va bene tutto, purché non vengano indossati in maniera troppo maschile. Abbinateli quindi a sandali   e camicie e top di seta.
Quando si tratta di rubare i vestiti tutto è permesso, l’importante è creare i contrasti.
Nella moda in genere, se vi sentite troppo coperte, aggiungete un capo sportwear, se al contrario,  vi vedete troppo scoperte, un capo da uomo risolverà immediatamente il problema. Buon divertimento!







venerdì 15 settembre 2017

LO STILE PARIGINO




Da sempre le donne parigine hanno dimostrato di avere quel “non so che”  caratteristico dello stile francese, chic ma senza sfarzo e senza ostentazioni, un’allure naturale che le fa sembrare  uscite da casa senza badare troppo a cosa indossare ma, in realtà, non è così. E’ uno stile insito nel loro  DNA, tramandato da madre in figlia,  una tradizione borghese che perdura nel tempo,  imparando ad essere raffinate e stilose senza fare troppa fatica. A partire dal XIX secolo, la borghesia ha sedimentato i propri codici, ispirata ad un’aristocrazia oramai in decadenza ma, ancora capace di indignarsi nei confronti degli arricchiti, i “parvenu” , coloro che raggiungevano una posizione sociale elevata dal punto di vista economica ma senza aver acquisito le maniere e la cultura necessaria per far parte della vera elite,  gli stessi  che oggi gli aristocratici francesi chiamo “bling”. (cit)
 Abbiamo ammirato tutti l’acconciatura spettinata di Vanessa Paradis, i jeans consumati di Charlotte Gainsbourg (degna figlia di Jean Birkin, per intenderci…), le ballerine e le camicie maschili di Ines De La Fressange. La donna francese sa essere più sobria nelle scelte del guardaroba rispetto alle glitterate e sofisticate  italiane, alla stravaganti inglesi ed alle emulatrici  americane, tirate a lucido dal momento in cui si svegliano la mattina, già  vestite come se dovessero sfilare sul red carpet. Le francesi  non si complicano la vita, la loro  eleganza  non fa rima con teatralità.  Molti  le trovano anonime, ma perché non hanno occhio per i dettagli, il loro vero punto di forza. Le francesi hanno una semplicità intrinseca, visibile anche dal perfetto abbinamento tra scarpe e borsetta, sanno giudicare e scegliere i giusti volumi e proporzioni.
Fare sfoggio di denaro è volgare, ecco perché le muse ispiratrici della moda francese continuano a preferire look borghesi , Chiara Mastroianni (figlia di Marcello e della splendida  Catherine Deneuve….. scusate se è poco), Audrey Tautou, Francoise Hardy, Isabel Marant,   possiamo affermare che nessuna di loro si fa notare per la sua stravaganza, ben lontani da Paris Hilton, Katy Perry, Courtney Love . Una francese non si abbandona alla vanità, rimane sempre “so fresh” come dicono gli americani.
La donna francese non ha paura di uscire di casa senza blush o senza smalto, senza trucco e con il bambino in braccio, malgrado questa finta ed apparente non curanza, sa bene come rimanere sempre elegante. Questo lato un po’ selvaggio,  ha contribuito al successo sin dagli  anni ‘50 di Brigitte Bardot e non passa mai di moda. La francese sa essere indulgente con il passare degli anni, con le rughe e la decadenza fisica, senza accanirsi troppo a combatterlo, ed agli eccessi della buona tavola, un buon piatto deve sempre essere accompagnato da un buon bicchiere di vino ma senza esagerare, il suo motto è: Il troppo stroppia, specialmente se è buono.
Come seguire il loro esempio? Non è difficilissimo, innanzitutto non bisogna mascherarsi, non bisogna strafare e nemmeno copiare, bisogna solo liberarsi da convenzioni  restando comunque eleganti.  E’ necessario  capire chi siamo attraverso una ricerca introspettiva, senza mentire a  noi stesse per  poi puntare sul proprio stile personale,  ma solo ed esclusivamente su quello in cui ci si  riconosce, quello in cui ad emergere è il nostro sé reale.    Studiatevi il vostro look magari da riviste e blog che si allineano alla vostra sensibilità, osservate gli stili che più vi attirano nei film e cercate di capire cosa vi colpisce di più, lo scopo non è quello di emulare l’attrice, ma  quello di affinare l’occhio critico. Specchiatevi ma nel modo più naturale possibile, focalizzandovi sui vostri punti di forza e non sui difetti.  Non pensate che portare delle scarpe basse vi faccia sembrare  tozze e, prima di scartare un colore, provatelo, soprattutto se avete preso l’abitudine di nascondervi  in un monotematico nero. Se desiderate un cambiamento radicale, conquistatelo a piccoli passi, cominciate da una base classica, aggiungete gli accessori, colori e fantasie. Ci prenderete gusto e avrete voglia di continuare. Fate il  giro dei negozi con la vostra amica, non la più fashion ma con quella che ha più gusto e confidenza con la moda, a volte sono le migliori sedute di psicoanalisi.
Liberatevi da cliché vecchi ed obsoleti, come per esempio: L’animalier è da escort, lo slim è per le magre, i sabot sono orribili, la marinaretta è da nonne, il velluto è da maestrina, le donne alte non devono portare il tacco, quelle basse non devono mettere le ballerine  etc, tutto ciò blocca fortemente  e contribuisce a confondere  nella ricerca dello stile personale.
 La moda è una cosa molto intima, tutte le donne aspirano ad essere uniche ma, poi finiscono per acquistare tutte le stesse cose perché più rassicurante, non contando però che, il vero  prezzo da pagare sarà quello di perdersi  nella massa, penalizzando, anzi, annullando completamente il proprio stile e la propria identità. Il leopardato è volgare solo se il tessuto è “cheap” e indossato male, le donne francesi lo amano e lo sanno portare divinamente.  Non è vero che il nero sta bene con tutto, anche se le commesse ce lo ripetono quando siamo indecise sull’acquisto, il nero non sta meno bene di un bel  bordeaux, di un grigio antracite o di un rosso scuro  ed intenso.
  La donna francese  ama il maglione a V in cashmere  indossato direttamente sulla pelle,  sopra una gonna a tubo, o abbinato ad una sobria camicia bianca abbottonata fino al collo, con dei jeans o con un pantalone di tweed. Ama i foulard, in lana o in seta  legati al collo, le maglie a righe orizzontali, le ballerine,  quelle classiche in pelle con la suola sottile,  il giubbotto di pelle vissuto. Ama il giaccone da marinaio, cioè il caban, confezionato in lana spessa e grezza proprio come l’originale. Porta i trench a tutte le ore del giorno e della sera, i jeans bianchi e quelli rossi,  i blazer  oppure la giacca dello smoking abbinata ai blue jeans per le serate con gli amici, occasione in cui non esce mai con grandi borse da giorno, ma solo pochette o  tracolline. E poi ancora i parka, gonne e pantaloni in pelle,  i cappottini sartoriali minimal e le borse a tracolla. Sa interpretare il vintage e lo porta con naturalezza, accompagnato  da  pezzi iconici del nostro tempo.   Credo che molte donne italiane dovrebbero prendere esempio, lo stile parigino è una  filosofia di vita, quella dell’autenticità  e della consapevolezza di essere femminili e sexy anche con le salopette i guantoni e gli stivali di gomma  mentre si fa  giardinaggio.















venerdì 31 marzo 2017

GLI ABITI ICONICI DEL '900

Sono fermamente convinta che non si possa capire ed  apprezzare il presente senza conoscere il passato. La storia è una vera e propria maestra di vita, ragione per cui  ho voluto scrivere questo articolo. Vi  illustrerò, in ordine cronologico, alcuni tra  i più importanti  abiti femminili che hanno segnato in maniera incisiva la storia della moda del ‘900.  Come potrete capire, moda e società camminano a braccetto, lo stile di un’epoca  è il risultato di una somma di modi di fare, eventi e trasformazioni: un vero e proprio atteggiamento sociale, un linguaggio percepito che racconta molto del suo preciso momento storico.



1903 Lola Montes, il primo abito da indossare senza corsetto. L’artefice di questa importante innovazione fu il sarto  parigino  Paul Poiret . Abito emblema  del rinnovamento dei costumi del nuovo secolo  e della liberazione delle forme femminili da ogni artificio e costrizione. Poiret eliminò completamente  l’ oggetto di tortura che per secoli tiranneggiava  il corpo delle donne (pensate che nel  ‘700 alcune dame arrivavano a morire perché il loro corsetto  era  talmente stretto che le costole trafiggevano il fegato…) sostituendolo  con reggiseno e giarrettiere oppure con una guaina, contenitiva sì ma morbida,  che aderiva al corpo in modo uniforme.  Elementi intimi più adatti ad un abbigliamento agile ed essenziale,  al passo con i tempi che stavano cambiando.



1915 Abito Delphos : nel 1909 lo stilista spagnolo Mariano Fortuny brevettò un particolare metodo di plissettatura della seta che gli consentiva di realizzare modelli d’abito lunghi e fluenti, subito apprezzati dall’élite artistica europea dell’epoca. Fu così che nel 1915 creò questo importante abito, e ne divenne  il suo fiore all’occhiello. Grazie a questa straordinaria plissettatura,  gli abiti permettevano una totale libertà di movimento,  pur sottolineando i contorni del corpo femminile. Una  lavorazione  usata ancora oggi;  per  alcuni stilisti moderni, come per esempio  Issey Miyake,  è diventato vero  un cavallo di battaglia.




1925 L’abito  “alla maschietta” in jersey, creato dalla geniale mente della regina della moda , colei ha inventato quasi tutto il guardaroba  della donna moderna,  Coco Chanel. Questa tipologia  d’abito divenne sinonimo di modernità ed emancipazione e netto rifiuto di ogni tipo di costrizione fisica, di corsetti e guaine. Pratico, corto appena sotto il ginocchio (lunghezza che all’epoca apparve quasi spudorata) che doveva stare rigorosamente coperto perché, come diceva Lei stessa, le ginocchia  erano la parte  più brutta di una donna. L’abito era realizzato in un particolare tessuto, il jersey, materiale pratico  e molto duttile,   fino ad allora  destinato unicamente alla confezione  di  indumenti  intimi.  Nonostante tutto, questo look non durò molto, a causa della grave crisi del 1929 quando non era più tempo di mostrarsi allegre e provocanti. Sarebbero passiti circa 40 anni prima che gli orli tornassero ad accorciarsi. Pensate a cosa sarebbe oggi il nostro guardaroba senza i praticissimi capi in jersey, a cominciare dalle t-shirt.



1926  Little Black Dress:  IL vestito per eccellenza. Il tubino nero,  minimale, versatile,  accessibile ed elegante quando serve, the little black dress  (alla francese:  Petite Robe Noire) è diventato da quando è nato, il capo must che ogni donna dovrebbe avere nel proprio guardaroba. Fu ancora lei,   la lungimirante Coco Chanel , a proporre per prima questo abito, ispirandosi ai vestiti-grembiuli indossati da lei e dalle sue compagne nell’orfanotrofio dove visse dagli 11 ai 18 anni,   sdoganando definitivamente il nero, colore che prima di allora  si indossava di giorno solo per il lutto. Comparve per la prima volta su Vogue America nell’ottobre 1926,  descritto come l’abito che sicuramente sarebbe diventato la divisa delle donne di classe, vicino ad un mare di abiti sofisticatissimi e di colori sgargianti, come voleva la moda del primo dopoguerra. Il successo fu immediato, il LBD diventò l’uniforme per le donne di tutto il mondo di qualunque estrazione sociale, dalle più ricche che si potevano permettere  di acquistarne uno originale,  alle meno abbienti che imitarono subito i modelli della Maison parigina, destreggiandosi con ago e filo. Fu poi nel 1961 che questo abito guadagnò il posto d’onore nell’Olimpo dei capi più importanti del guardaroba, per mano di Hubert De Givenchy, quando vestì l’indiscussa icona di stile Audrey Hepburn per il film culto  “Colazione da Tiffany”. Quello tra il Couturier e la bella attrice fu un sodalizio professionale, accompagnato ad un’amicizia fraterna  che durò negli anni, lui disegnò per Audrey, più di 250 LBD, che indossò sia nella vita priva che sui set dei suoi film.



1931 L’abito da dea: la sua creatrice fu Madeleine Vionnet  (anche lei francese) ispirata dalle  vesti dell’antica Grecia,  intuì  che il tessuto poteva essere usato non solo verticalmente ma anche in diagonale, dando origine ai tagli in sbieco. Questo rivoluzionario modo di lavorare i tessuti, oltre a permettere una maggior facilità di drappeggio,  consentiva agli abiti di fluttuare intorno al corpo, mettendo in rilievo le curve ed accentuandone le forme pur non segnandole troppo, dando la possibilità alle donne di esprimere una femminilità meno agressiva.  Da allora il taglio del tessuto in sbieco aprì una  pagina  nuova  della creazione di modelli, venne  usato da tutti i couturier, permettendo di realizzare linee  nuove e fantasiose, una tra tutte quella della gonna a ruota.



1947 il “New Look” : venne battezzato così dalla direttrice di allora della rivista   “Harper’s Bazaar” Carmel Snow,  questo nuovo modello presentato da Christian Dior diventò un vero e proprio fenomeno  post bellico,  rivoluzionando la silhouette della donna che dagli inizi del ‘900 si era creata.  Spalle morbide, vitino da vespa (Dior reintrodusse l’uso del corsetto) e gonna ampia, ampissima, alcuni modelli come il Diorama (In foto) avevano un orlo che poteva arrivare a misurare  fino a 40 metri (il taglio era in sbieco, esattamente una gonna a ruota).  Dior riportò sfarzo e lusso nel mondo della moda, riesumando una figura femminile dal sapore quasi ottocentesco, in totale  antitesi con la concezione di modernità di Mademoiselle Chanel.  Fece subito dimenticare la tendenza al risparmio e le linee austere della guerra. Fu immediatamente un successo colossale, tanto che la Maison riusciva a mala pena a soddisfare tutte le prenotazioni.




1958 il tailleur Chanel. Pur non essendo un vero e proprio abito, ho voluto inserire questo indumento nella lista per l’impatto rivoluzionario che ebbe all’epoca, non solo sull’abbigliamento femminile, ma anche sulla percezione che il mondo aveva delle donne. Il classico tailleur Chanel con spalle squadrate e gonna che terminava sulla parte alta del polpaccio,  nacque negli anni 30  ma, fu alla fine degli anni ‘50  che ebbe un successo incredibile, diventando definitivamente la “divisa” della donna emancipata e di classe,  cioè  quando Coco Chanel  cominciò ad utilizzare il tweed ed altri tessuti  fino al allora considerati tipici del guardaroba maschile e proletario, impreziosendoli con bottoni in oro, inserti e galloni in seta e a volte anche in pelliccia;  divenne uno status per le prime donne in carriera. Chanel  permise di disfarsi di tutto ciò che era bizzarro, troppo frivolo e pesante ,  di vestirsi per se stesse e per stare  finalmente  comode.  Questo genio indiscusso della moda contribuì a forgiare l’immagine femminile come la concepiamo oggi, la donna emancipata, indipendente   e dinamica. Piccola curiosità:  Per il modello della sua mitica giacca, attualissima e di grande tendenza anche oggi,   si ispirò alla divisa indossata dal ragazzo dell’ascensore di  un hotel di Salisburgo.



1965 l’abito Mondrian:  Creato da  Yves Saint Lauren, è  una delle tante interpretazioni del mondo moderno, questa volta  sfruttando l’estetica delle Belle Arti. Per il  primo esempio di astrazione nel fashion design, YSL scelse il pittore olandese  Piet Mondrian (1872-1944) i cui dipinti erano diventati simbolo internazionale di modernità e gusto. Apparso sulla copertina di Vogue nel 1965, questo abito  faceva parte di una serie di modelli con lo stesso tema e  puntava  a catturare la vera essenza della figura umana.  Formato da pannelli di tessuto in lana bianchi, neri e  colori primari cuciti insieme,   nascondeva  volutamente le forme del corpo,  ottenendo come  risultato  un rigoroso esempio di ordine, assoluta bellezza ed eleganza in tanta semplicità.  Da questo momento la moda diventava davvero moderna e iniziava a guardare   al futuro come non aveva fatto mai. Grazie ad Yves Saint Laurent, le opere di Mondrian rivissero anche nei decenni successivi in molte collezioni di altri couturier e creatori di calzature: tra tanti ricordiamo Dolce e Gabbana, Andrea Filster, e , nel 2010 la collezione di costumi da bagno di Sarah Schofield, popolare  talentuosa  fashion designer australiana, subito imitata in tutto il mondo.



1965 la  minigonna: I tempi erano cambiati,  l’essere giovane da  stato biologico diventava a tutti gli effetti uno stato sociale, ora l’ultima parola spettava alla  nuova generazione.   Questa volta fu Londra, città di grande fermento sociale,  per mano di Mary Quant, ispirata dalle  creazioni di Andrè  Courrèges,  ad  esprimersi  a chiare lettere, inventando una lunghezza d’abito mai vista prima, la minigonna.  Contrariamente a quanto si pensa, il messaggio che la minigonna mandò al suo esordio  non fu  quello di libertà sessuale   “Il corpo è mio e lo gestisco io”,  tutto ciò avvenne solo qualche anno dopo, quando ormai la nuova lunghezza degli abiti si era ampiamente consolidata e sedimentata nei guardaroba delle ragazze più cool. Mary Quant scelse, non a caso, per presentare al mondo la sua creazione, Twiggy, la prima modella magrissima e senza forme, e la scelse proprio per questo. Twiggy aveva un fisico etereo ed infantile, veniva fotografata  indossando i miniabiti della celebre stilista, abbinati a  scarpe basse e calze colorate,  ed era  questo ciò che le giovani  volevano dire: “Mamma, piuttosto che diventare come te (rifiuto totale del ruolo classico della donna angelo del focolare  tutta casa, chiesa  e famiglia) resto bambina!” Il successo non tardò ad arrivare, la minigonna divenne immediatamente  la nuova divisa della generazione di ragazze che si era guadagnata  a suon di contestazioni, una voce in capitolo.



1966 abito a dischi metallici. Nella frenetica ripresa tecnologica e produttiva, l’utilizzo nella moda di materiali come  il  pvc e l’alluminio, generò un grande consenso ed un nuovo linguaggio visivo. Lo stilista di origini spagnole ma operante a Parigi  Paco Rabanne,  realizzò una versione contemporanea della cotta di maglia usata al tempo dei cavalieri medioevali, dimostrando come anche uno dei  materiali più rigidi come il metallo, poteva essere usato nella creazione di abiti. Il risultato fu uno scintillio che tintinnava attorno al corpo della donna, producendo in passerella uno spettacolo che assomigliava di più ad un razzo spaziale che ad un capo di alta moda. L’abito a dischi non era certamente comodo da portare ma, rappresentava una giocosa visione del futuro che Paco Rabanne avrebbe reso immortale nei costumi disegnati per Jane Fonda nel film culto  “Barbarella”.



1968 la sahariana: Ancora una volta  Yves Saint Laurent (che dopo  Coco Chanel  fu il secondo grande inventore del guardaroba della donna moderna) , questo abito diede un’immagine tutta nuova al tradizionale stile coloniale, utilizzando tonalità neutre ispirate a camicie e pantaloni cachi. YSL creò un look innovativo che esprimeva sicurezza pur affidandosi a colori molto sobri. Grazie ai bottoni, alle tasche ed alle cinture, la sahariana divenne un capo molto di tendenza, e la donna, per la prima volta, da preda diventò cacciatore. Oggi la sahariana costituisce un genere a sé, reinventato anno dopo anno,  fino ad essere considerato un classico del guardaroba , e sta proprio qui la genialità del Designer!  Nello stesso anno, il Maestro  propose dalle sue passerelle  altri capi d’abbigliamento destinati a rimanere   per sempre  nella storia e nei nostri guardaroba, lo smoking  femminile ed il nude look.



 1973 wrap dress:  La vestaglietta in jersey legata in vita era il look per eccellenza della metà anni ’70 e non lo era solo per comodità ma anche  per una questione di fermezza e praticità. Questo straordinario abito garantì alla sua ideatrice, la belga Diane Von Furstemberg   che viveva e lavorava a New York, una brillante ed illustre carriera. Quintessenza della semplicità, questo abito è facilissimo da mettere ed anche da togliere, conseguenza inevitabile del femminismo e del consumismo. Fu lanciato in un’epoca in cui le donne esprimevano una nuova sicurezza in se stesse, nel lavoro, nel tempo libero ed in camera da letto. Nel 1997 la Furstemberg rilanciò la sua linea e da allora divenne l’abito da giorno del decennio, tutte le catene d’abbigliamento ne proponevano una loro versione, ancora oggi  questo modello viene molto usato ed apprezzato.



1981 l’abito nuziale di Diana: La prima cosa che si intravedeva man mano che la carrozza  reale si avvicinava  alla cattedrale di Saint Paul, era il viso della futura principessa avvolto in una nuvola di bianco, incorniciato dal profilo dorato del finestrino da cui salutava la folla. Poi quando scese  appoggiando i piedi sul tappeto rosso, l’abito si gonfiò e con l’aiuto dei due stilisti inglesi che l’avevano realizzato  David ed Elizabeth  Emanuel, venne srotolato anche lo strascico che sembrava non finire mai.  Me lo ricordo benissimo, ero una  ragazzina e  non mi scollai nemmeno un minuto dal televisore che trasmetteva  le immagini  del matrimonio reale in diretta.  Da quel giorno i gusti e le aspirazioni delle spose non sarebbero più stati gli stessi. Era l’abito da sogno che indossavano le principesse delle fiabe, portò alla ribalta gonne ampie e rouches.  Grazie alle decine di metri di tulle, seta color avorio e taffettà, alla massa di nastri, fiocchi e pizzi, alle maniche a sbuffo, al collo fru-fru , l’abito era un’espressione di opulenza e di eccesso che anticipava le tendenze del decennio a venire.



2001 l’abito di Julia Roberts alla premiazione degli oscar. Alla cerimonia di premiazione del 2001 Julia Roberts  si presentò per ritirare il meritato premio come miglior attrice protagonista per  il film “Erin Brockovich” con un meraviglioso abito di Valentino, solenne, elegantissimo che evocava l’epoca d’oro di Hollywood, fin qui nulla di strano ma, se pensiamo che l’abito non era nuovo di zecca e cucito appositamente come accadeva per tutte le star, ma bensì di quasi venti anni prima, del 1982. La scelta dell’attrice fece scalpore, sembrava voler dire che era la sua personalità a contare di più, l’armonia tra lei e l’abito scelto, rafforzando ancora di più la sua già spiccatissima personalità. Questa mossa contribuì in modo significativo a legittimare l’ascesa del vintage come scelta di moda non solo accettabile ma altamente desiderabile, oculata e fortemente chic, come lo è ancora oggi.  Da allora anche le dive cominciarono a rovistare tra vecchi bauli e mercatini dell’usato.




giovedì 2 marzo 2017

COME VESTIRSI PER ANDARE AD UN MATRIMONIO





Presentarsi  vestiti bene e curati ad un invito, specialmente se si tratta di occasioni formali, vuol dire essere persone di stile e soprattutto portare rispetto nei confronti di chi ci ospita.   Nel caso di un invito a nozze, le regole del galateo  in fatto di abbigliamento sono molto rigide,  parole d’ordine:  SOBRIETA’ ED ELEGANZA. Evitate ogni tipo di eccentricità, riservatela ad altri tipi di eventi.  Nessuna ostentazione, no assoluto al total white  e total black (non so quale dei due sarebbe peggiore…)  questi  colori andranno bene solo se mescolati con altri ma, attenzione che la loro presenza non superi  circa il  40%  della superficie del vostro outfit .  Non credete a chi vi dice che il nero ai matrimoni è stato sdogano e che ora è permesso indossarlo, perché non è vero, le regole del buon gusto esistono ancora, eccome...solo che non tutti  le conoscono e  le seguono.
 Ci sono tuttavia diversi dettagli da prendere in considerazione  prima di decidere cosa indossare durante una cerimonia nuziale, vediamoli  insieme:
Valutate attentamente il livello di eleganza delle nozze, per non esagerare o al contrario, presentarsi  vestite troppo  miseramente. E’ importante anche  il luogo  dove si terranno la cerimonia ed i festeggiamenti,  un matrimonio in un castello richiederà un abbigliamento diverso da quello in un agriturismo o su una spiaggia.
SE IL MATRIMONIO SI SVOLGE DI MATTINA
Consigliate le stampe tenui  floreali, i  ricami  ed  i colori delicati come il corallo, il pesca, il grigio perla, glicine, verde menta, rosa antico, tenendo sempre ben presente quali sono i vostri  colori donanti. Particolarmente raffinato in questa occasione, se si utilizzano tinte unite, è il total color (abito ed accessori  di un unico colore).  Evitate le tinte  forti e molto appariscenti,  andare ad un matrimonio vestite   completamente di  rosso sgargiante non è una buona idea,  darete di voi l’immagine di colei che vuole  stare al centro dell’attenzione attirando  gli sguardi di tutti, non ci sarebbe nulla di male ma, non è certo  questo il momento.  Una festa di matrimonio  non è nemmeno l’occasione  per mostrare le proprie “grazie”, quindi niente abiti sexy ultra fascianti e super trasparenti, scollature vertiginose e minigonne inguinali. L’orlo della gonna non dovrà oltrepassare i  5 cm sopra il ginocchio,  ma solo se siete molto giovani (meno di  30 anni).
 Assicuratevi  di avere una borsetta elegante da abbinare all’outfit, l’ideale sarebbe una pochette da portare a mano oppure appesa alla spalla con una catenella o  tracollina  sottile.  Sarà perfetta  anche una piccola borsa elegante con manici corti, meglio se tinta unita, per non rischiare di sbagliare l’abbinamento.   Le borse  grandi non sono assolutamente indicate, nemmeno se si tratta di hit-bag costosissime.  No alle borse logate ed a quelle sportive.
Il matrimonio non è una serata di gala, evitate lo sfoggio di gioielli importanti e grossi bijoux  molto appariscenti.  Completamente al bando in questa occasione, le stampe animalier, nemmeno nel minimo dettaglio, accessori compresi.
Non esagerate con i tacchi, massimo 8/10 cm. No alle zeppe e ricordate che una donna di classe in questo caso, come durante tutti gli eventi formali, indossa sempre le calze, sceglietene un paio che non superino  i 16 denari di pesantezza oppure una rete o  micro rete, naturalmente color carne.
Se decidete  di appuntare   dei fiori sull’abito o sull’acconciatura, badate  bene che siano di stoffa, quelli freschi sono riservati  esclusivamente  alla sposa, all’occhiello dello sposo e di altri familiari o testimoni  di sesso maschile.  E’  permesso  anche indossare i pantaloni, fino a qualche  anno  fa proibiti in questa occasione.  Sceglieteli di taglio elegante, abbinati con gusto a camicie giacche  ed accessori. No ai tailleur scuri e rigorosi da ufficio. E’ buona norma non indossare l’orologio.
I capelli  raccolti donano eleganza, ma non sono obbligatori. Se avete capelli lunghi potrete anche lasciarli sciolti, l’importante è che siano  puliti e freschi di messa in piega.  Prestate  attenzione anche al trucco, evitando quello da gran sera, lo smokey- eyes  non è adatto a questa occasione.
Nel caso in cui fosse necessario  coprire spalle e braccia nude, si potrà ricorrere a stole o boleri, anche se  io personalmente non amo molto questi capi, preferisco decisamente  le giacchine o  soprabiti e spolverini.  Per le cerimonie in autunno , se non fa ancora freddissimo,  un valido aiuto sarà quello del trench, grande alleato del nostro guardaroba, sempre pronto a soccorrerci in ogni occasione. Cappotti e cappe saranno perfetti nei matrimoni invernali.
SE IL MATRIMONIO SI SVOLGE DI SERA
In questo caso si  potranno  sfoggiare anche gli abiti lunghi, vestiti  MODERATAMENTE   luccicanti ed accessori gioiello. No ad abiti  full  paillettes,  l’abbigliamento da “notte degli Oscar” non è indicato ad una cerimonia di nozze.  Per nessuna ragione si dovrà dare l’impressione di voler gareggiare con le altre invitate in fatto di outfit e in quantità di gioielli posseduti,  oppure, peggio ancora, di voler rubare la scena alla sposa che deve sempre restare la vera protagonista dell’evento. Sono consigliate le tinte unite come per esempio il verde smeraldo, il blu, il  blu Cina, l’ottanio,  il pervinca,  andrà bene anche il marrone purché il tessuto sia prezioso come raso di seta, chiffon  o pizzo.  Nel caso in cui fosse richiesto dagli sposi un colore preciso per l’abbigliamento, ricordo che è buona educazione rispettare il loro desiderio. Per esempio: Matrimonio in verde.
SE SIETE LA MADRE DELLA SPOSA
Sappiate  che  sarete voi  quella che detterà  legge in fatto di dress code. Se avete deciso di indossare il cappello (si porta solo durante le cerimonie di giorno, mai di sera) sarà bene comunicarlo alle altre invitate, magari qualcuna di loro aspetta proprio questo per poter sfoggiare il suo bel cappello vintage.  Nel caso non amiate le gonne,  anche a voi è concesso di indossare i  pantaloni ma sempre con l’imperativo di classe ed eleganza.  Vietatissimi i sandali , optare per decolletè, scarpe  modello Chanel oppure al massimo un paio di open toe* .
Un occhio particolare è doveroso dedicarlo anche all’abbigliamento dei vostri bambini. Non sarà certo carino farli partecipare all’evento in jeans, t-shirt  e scarpe da ginnastica o sandaletti da trekking, sarebbe un po' come sminuirli.  Un tocco di ricercatezza è doveroso riservarla anche a loro.  Se si tratta di un maschietto non per forza dovrà indossare  un completo con giacca come le persone adulte, sarà sufficiente un pantalone semplice,  anche un bermuda (non quello con i tasconi laterali),  una camicina bianca ed una scarpa che non sia quella da tennis.   Aggiungendo un piccolo papillon colorato al collo (se ne trovano in commercio di molto graziosi ed economici) anche  vostro figlio avrà un’aria distinta e diversa da quando esce per andare a giocare al parco.  Se si tratta di una bambina, un abitino semplicissimo di colori pastello,  un paio di ballerine e dei fiorellini di seta tra i capelli, le doneranno  un’ aria estremamente raffinata.


*scarpe con apertura  in punta.





COSA INDOSSARE AL "PRIMO APPUNTAMENTO"?




Molto spesso mi viene chiesto un parere su quale sia l’abbigliamento ideale per un primo appuntamento, perché per una donna, uscire con un uomo per la prima volta è spesso motivo di angoscia. Come tutti ben sappiamo l’abito la dice lunga su di noi e,  di trasmettere il messaggio sbagliato, specie quando ci si trova con persone sconosciute o quasi, è un rischio che nessuno vuole correre ( specialmente se la persona vi piace davvero). Oppure indossare un capo assolutamente fuori luogo, esempio: indossare una minigonna per andare al bowling (anche se, un uomo che al primo appuntamento vi porta al bowling…..……). Concentriamoci sul più classico degli inviti: la cena.  Il mio consiglio è di restare sul semplice, magari un bell’abitino morbido, di un tessuto soffice e naturale che accarezzi appena le vostre curve, non troppo corto, lui si deve ricordare di voi, non di quel completo di Gucci che sembrava uscire dall’ultima sfilata, quindi evitate capi troppo trendy. Svaligiare una banca per acquistare e indossare un abito griffatissimo, potrebbe lasciarvi deluse.  Quello che indossate deve fungere da complemento alla vostra personalità e sottolinearla senza tradire il vostro stile. La prima cosa da fare è scegliere un colore che vi doni, mantenete l’attenzione su di voi e non sull’abito evitando tinte troppo forti e vivaci. Le paroline magiche sono mistero e delicatezza, ricordatelo. Per un tocco di colore molto glam, un foulard di seta andrà benissimo.
Lo so che la tentazione di uscire a comprare dei vestiti nuovi di zecca è irresistibile ma, questo non è il momento, almeno che non vi manchi quel capo base (es.: la camicia bianca) che vi servirà per abbinare il resto oppure  lo dobbiate sostituire perché vecchio o rovinato.  Senza alcun dubbio starete  meglio con abiti e soprattutto scarpe, che avete già testato, la disinvoltura in questo caso è di primaria importanza.
Il vostro obbiettivo è essere cool e sexy? Credeteci voi per prime e se ne accorgerà anche lui.  Non dovrete battere i denti dal freddo o lamentarvi perché non riuscite a camminare per via dei tacchi, per trascorrere una serata spettacolare  dovrete sentirvi una forza della natura.
Siamo realistiche, la maggior parte degli uomini ha gusti un po’ conservatori  e non desiderano una donna vestita come se dovesse mollarli per il primo che passa per strada. Se invece l’uomo che state per incontrare vuole proprio così….pensateci bene se è il caso oppure no, a voi la scelta.
Almeno che non stiate progettando una fuga d’amore a Parigi, non presentatevi assolutamente con una borsa troppo grande (banditissima ad ogni evento serale), anche perché non ha alcun senso. Optate per una piccola clutch, oppure una borsetta con tracollina.
Naturalezza anche nell’acconciatura e nel trucco,  in questo caso è sempre la carte vincente.  A meno che l’invito non sia in un locale esclusivo ed elegante , indossare un bel paio di jeans, quelli che vi stanno particolarmente bene, potrebbe essere una buona idea, magari abbinato ad una bella camicia. Anche l’alleato numero uno del nostro guardaroba, il Little Black Dress (tubino nero),  potrebbe essere una scelta giusta, accessoriato sapientemente a seconda del vostro stile.  Se decidete di indossare i tacchi  (solo se più che collaudati) non esagerate con l’altezza, i tacchi a spillo da 12 cm sono molto belli e seducenti ma, rischiano di apparire un filo agressivi  e magari eccessivi per un primo appuntamento.  La stessa cosa vale per stampe animalier. Evitate scollature che arrivino all’ombelico, il mistero è il più potente degli afrodisiaci. Mani curatissime ma  no ad unghie lunghe e super colorate, gli artigli non sono mai sexy. No a troppi gioielli o fronzoli vari, gli uomini diffidano dagli orpelli.  Non esagerate con il profumo, anzi, se non lo mettete è meglio.  Io personalmente preferisco una buona crema per il corpo delicatamente profumata, la cui fragranza  si percepisca solo ad una certa distanza ravvicinata….
E’ ovvio che le vostre scelte dovranno sempre rispettare lo stile personale, siate voi stesse,  se siete delle rocchettare, non presentatevi con un abito a fiori romantico solo per fargli piacere, non sarete mai a vostro agio,  e poi non esiste motivo al mondo per cui dovrete stravolgere la vostra personalità!
Una volta scelto l’outfit, dovrete testare l’efficacia davanti allo specchio, che messaggio comunicate? Lo so’, la speranza è quella di apparire sexy come sirene ma, non esagerate. La tentazione di creare un look che sembra uscito da Vogue è tanta ma, ricordate che da apparire sexy a diventare volgare il passo è molto breve, quindi  attenzione, tanto per divertirvi c’è sempre tempo, ve lo garantisco.
Il vostro obbiettivo  dovrebbero essere quello di apparire belle da togliere il fiato ma anche intelligenti, argute e semplici, misteriose ma “avvicinabili”, sexy e sicure di voi ma non eccessive, raffinate senza essere noiose, divertenti e non troppo eccentriche, curate ma non pretenziose, intellettuali ma non saccenti, rilassate ma non sciatte.
Durante la serata  concentratavi sui primi segnali  impercettibili “d’amore” , non dovrete sembrare  una persona  insicura che ha paura di avere i denti macchiati di rossetto. Lui troverà irresistibile il vostro improvviso rossore ed il sottile senso di attesa che verrà a crearsi, starà poi a voi decidere se concedergli una seconda e terza opportunità oppure no, caso in cui  potrete “schierare l’artiglieria pesante”.






martedì 24 gennaio 2017

LE SCARPE - parte prima


La scarpa è un elemento fondamentale di ogni guardaroba, specialmente di quello  femminile, fino a diventare un oggetto di culto.  Una dolce tentazione per le innumerevoli shoe victim che popolano il nostro pianeta, categoria per la quale, collezionare calzature rappresenta sempre un buon investimento, a prescindere dal prezzo, molto più che accumulare abiti, poiché si possono indossare serenamente ogni volta lo si desideri: domani, la prossima stagione, tra cinque anni. Le scarpe sono uno status symbol  di  dichiarato richiamo sessuale, un vero  mezzo di seduzione,  la nostra scarpa dice al mondo chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando.  Le scarpe giuste ci danno sicurezza, con un paio di tacchi ai piedi ci sentiamo più belle ed autorevoli, ci presentiamo al mondo con aria diversa, e siamo pronte a sfidarlo,  eppure, sono “solo” un paio di scarpe!
Anche la donna meno vanitosa, almeno una volta nella vita, ha speso una fortuna per un bel paio di scarpe  che,  in parecchi casi,  non calzavano per nulla come un guanto  e non si conformavano minimamente al profilo del piede. In altri casi,   non erano nemmeno del numero giusto.  Ma tutto ciò non aveva  importanza.
Accade spesso di acquistare  un paio di scarpe con la stessa  premeditazione con la quale  fuggiremmo davanti  ad un orso affamato che ci viene incontro, così, senza  pensarci . Ci innamoriamo di quei meravigliosi sandali esposti in una vetrina del centro  e non riusciamo a liberarci dal senso del possesso,  come se fosse una questione di sopravvivenza (sì lo so, a volte lo è), perché un paio di scarpe nuove magari non può risanare un cuore infranto e lenire un mal di testa da stress ma, di certo può aiutare ad alleviare i sintomi o scacciare un pochino di tristezza. Purtroppo però diventa  tragico se  accade di scoprire,  solo dopo averli riposti nella  scarpiera, di non avere la minima idea di quando e come indossarli, oppure peggio, che non sono assolutamente nel nostro stile. 
Se si desiderano modelli   realmente collezionabili e indossabili nel tempo, non si devono osservare troppo le tendenze, nemmeno lesinare sul prezzo.  Meglio possederne poche ma di ottima qualità e soprattutto adatte alla propria personalità.
Per non farsi imbrogliare quando si acquista un paio di scarpe che all’apparenza sembra un affare dal punto di vista del prezzo, tenete a mente questi piccoli accorgimenti: assicuratevi che la pelle sia abbastanza morbida, vi sconsiglio caldamente i materiali sintetici perché  si rivelano sempre una pessima scelta. Controllate bene le cuciture, che non siano storte, che non  ci siano grinze o rigonfiamenti. Se  la pelle scamosciata risultasse crespa e dura, lasciate perdere, potreste rimanere a piedi alla prima pioggia, oltre ad indossare scarpe  brutte da vedere.  La punta delle scarpe di bassa qualità  può risultare pesante e modellata male nel punto dove incontra la suola, mentre i tacchi sono spesso grossolani e, camminandoci sopra, emettono un rumore sordo (sì, anche questo fa la differenza).
Ricordate che la scarpa sbagliata,  farà scivolare in basso perfino l’abito più bello e costoso del vostro guardaroba. Per guidarvi un pochino in questo apparentemente semplice ma in realtà  complicato mondo,  il cammino inizia da qui:



Ballerine: fortunatamente non sono mai tramontate.  Il loro nome lo devono proprio alle scarpette da ballo,  pensate da Rose Repetto, fondatrice dell’omonima Maison parigina,  che le idealizzò per suo figlio, importante ballerino e coreografo. Furono portate  alla ribalta nel mondo della moda da Brigitte Bardot agli inizi degli  anni 60, a lei  fu dedicato il modello “Cendrillon” (tutt’ora  in produzione),  le indossò  sul set del  film cult “E Dio creò la donna” come simbolo di una nuova concezione di stile e femminilità. Meglio evitare di portarle  se la  vostra forma fisica è bassa e robusta.  Sono raffinate quelle in vernice portate con un tubino nero, stile Catherine Deneuve nel film “Bella di Giorno”,  oppure con fibbia e punta tonda portate con gonne a ruota. Esprimono il massimo della loro bellezza indossate senza calze. Ho buoni elementi per pensare che queste siano le calzature più odiate dagli uomini  ma, si sa, a loro piacciono solo i tacchi a spillo.


Sneakers: al di fuori del mondo dello sport, sono adatte allo street  wear ed ai  look decisamente casual …punto!  Una volta si chiamavano scarpe da ginnastica o da tennis  e   avevano la gomma delle suole che  puzzava.   Si indossavano per fare sport, perché furono inventate proprio per questo. Le portavano i  giovanissimi, le rock star oppure si mettevano  durante lunghe camminate in campagna e gite fuori porta, nulla di più.    Purtroppo da una quindicina d’anni a questa parte, l’uso smodato di queste calzature,   fa sì che ce le ritroviamo anche  nei luoghi dove meno ci si aspetterebbe di vederle (ad esempio  ai matrimoni), con un conseguente imbruttimento stilistico, una  totale perdita della classe fino ad arrivare  al cambiamento morfologico del piede che, una volta abituato a queste scarpe, non riuscirà più  a tornare  alle vere calzature, quelle con la suola di cuoio.   Parecchi  importanti esperti di moda, proprio per il loro abuso,   le considerano una  piaga dell’estetica contemporanea e, secondo me,   hanno ragione.  I designer (grazie al cielo non tutti) hanno intuito il potenziale economico del nuovo bisogno di comodità, e ce le stanno proponendo come una  nuova  frontiera  del vestire moderno a tutti i costi. Le versioni più discutibili sono quelle  fintamente chic,   quell’orrenda via di mezzo tra scarpe da ginnastica e   francesine stringate, preferite da impiegati di banca e signore bene,  quelle tutte  logate  e le  versioni deluxe  in raso e vernice (…). Oppure quelle con i rialzi di 4 o 5 cm sul tallone, che le fanno assomigliare a dei ferri da stiro.    Insomma,  se deve essere sneaker, che sneaker  sia,  ma quella vera però,  bassa e dalle caratteristiche fortemente  sportive.   Uno dei modelli più emblematici della categoria, cioè la ALL STAR di Converse, l’anno prossimo compirà ben 100 anni.


Sandali: piedi nudi o quasi, sono le  calzature più antiche della storia, lasciano scoperto il piede esaltandone la forma , a volte  un  vero mezzo di seduzione per tutte e quattro le stagioni . Attenzione, indossatele solo dopo un’accurata pedicure.   Non sono indicate negli eventi  molto formali o nel mondo del business.  Si portano anche con le calze (6 denari al massimo),  ad eccezione per i  modelli molto eleganti,  con pochi e sottilissimi cinturini che   lasciano molto  scoperto il piede.  I diktat della moda degli ultimi tempi  li vogliono, per le più eccentriche fashioniste,  portati con calzini corti alla caviglia o gambaletti,  in una variegata possibilità di colori e modelli.

Infradito: assolutamente informali,  nascono come calzature estive, prendendo ispirazione dagli zoccoli giapponesi chiamati “zori”. Le prime erano in gomma dette anche flip flop, tipiche dell’abbigliamento da spiaggia, anche se oggi le vediamo passeggiare a tutte le ore  per le vie del centro città come se fosse il giorno di ferragosto sulle spiagge di  Rimini;  inutile ricordare che questo non è certo un  segno di stile.  Successivamente furono riprodotte in pelle, cuoio ed altri materiale preziosi. Da portare di giorno ma, i modelli più sofisticati  sono adatti anche alla sera, quelle dei mesi più caldi,  abbinati ad abiti fluidi e di tessuti leggerissimi. Sono assolutamente banditi dai  look da lavoro ed agli eventi formali.

Zeppe:  sono le scarpe con la suola alta per tutta la lunghezza del piede, erano di moda soprattutto negli anni 40.  Famosissime quelle di Salvatore Ferragamo che le realizzò  per la prima volta,  in sughero nel 1938, periodo in cui, a causa della guerra, i materiali pregiati scarseggiavano, e gli stilisti più bravi e geniali, erano costretti ad inventarsi di tutto per fronteggiare questo grave problema, per una questione di sopravvivenza aziendale.  Manolo Blahnik le ritiene mostruose, fino a vergognarsi di quelle che lui stesso disegnò negli anni 70, periodo  in cui queste calzature (come gran parte della moda anni 40) ebbero una vera e propria seconda epoca d’oro. Da portare di girono,  con abbigliamento sportivo ed informale,  belle con gli abiti in demin,  con i jeans a zampa e con i look  in stile Woodstock. Attenzione: non indossatele  con abiti da sera  o ad eventi formali.

Stivali: proposti dai designer in mille varianti, bassi, alti, cuissardes (quelli che coprono il ginocchio),  anckle boots (alla caviglia), con e senza tacco, declinati nelle versioni più agressive  e sexy  fino ai  mascolini anfibi ed ai diffusissimi  bikers.  Sono entrati prepotentemente nel nostro guardaroba negli anni 60, da Barbarella in poi, e non ci sono più usciti.  Sono molto versatili, ma attenzione allo stile, ci sono stivali da giorno e modelli più sofisticati da portare con abiti ricercati. Completamente sconsigliati nel look da gran sera  e con gli outfit più delicati  ed eleganti per le cerimonie. Non donano alla figura di chi ha gambe corte.


Brevissimi consigli: Le scarpe con il cinturino alla caviglia richiedono gambe lunghe e magre.  Indossare un paio di scarpe di un colore più chiaro rispetto al resto dell’outfit,  farà sembrare la vostra immagine otticamente più bassa e più larga. Provate a vestirvi  di nero, mettetevi davanti allo specchio e indossate prima un paio di scarpe nere e poi un paio di scarpe di un colore molto chiaro o forte (giallo, bianco,  rosso etc.), noterete che la vostra immagine apparirà diversa.  Attenzione, ho detto scarpe PIU’ chiare rispetto all’outfit, non chiare in assoluto. Se siete completamente vestite di bianco o di colori chiarissimi,  anche la scarpa verde smeraldo o fucsia funzionerà molto bene.  Le scarpe color nudo, cioè del colore della pelle, sono quelle che in assoluto allungano di più  otticamente la gamba, naturalmente se portate con i collant color carne o senza calze. 

LE SCARPE - parte seconda






La scarpa décolleté: prende il nome dal termine che in francese che vuol dire scollato, è la scarpa alta per antonomasia, copre interamente il piede lasciando scoperto solo il dorso, gli americani le chiamano “pump”. Quella classica, semplicissima in pelle con tacco a spillo,  è adatta a tutte le situazioni (a seconda dell’altezza del tacco), formali e non, lavoro e tempo libero, dal jeans all’abito da sera.
La décolleté, come quasi tutte le calzature, può avere diversi tipi di tacco, da scegliere in base alla propria fisicità: se siete di corporatura robusta, evitate i tacchi a spillo molto sottili, se siete di statura bassa non superate gli 8/10 cm, altrimenti oltre alla sproporzione delle altezze, la sensazione che darete camminando, sarà quella di cadere in avanti.  Se siete magrissime non portate tacchi grossi (chunky heels) .



Décolleté d’Orsay: è una décolleté  chic e molto seducente,  lascia scoperti i lati del piede, fasciando solo la punta ed il tallone. Inventate dal francese Alfred Gabriel D’Orsay nel 1838. Calzatura molto sofisticata,  puramente  per la sera e sconsigliata alle giovanissime. Purtroppo la moda degli ultimi tempi  tende a snobbare ingiustamente questo modello e  non si capisce  perché.


Peep-toe: cioè la calzatura con l’alluce che fa capolino,  solitamente è dotata di un tacco molto alto. Presente nelle collezioni estive ma anche in quelle invernali, molto consigliata a chi ama vestire vintage.


Open-toe: si tratta di calzature ampiamente aperte davanti, lasciano quasi tutte le dita scoperte.  Prettamente estive anche se, non di rado, capita intravederle  sotto eleganti abiti da sera, oppure  portate con le calze in inverno, e stanno benissimo.



Mary Jane: sono caratterizzate da uno o più  cinturini che abbracciamo il dorso del piede, può essere alta oppure piatta.  Prendono il nome da  Mary Jane,  personaggio dei fumetti creato da Richard Outcault , una dolce bambina bionda, che indossava questo tipo di scarpe,   successivamente il personaggio fu  adottata  nei primissimi anni del 1900, dalla   Brown Shoe Company, importante azienda americana di calzature per bambini, come compagna del personaggio  testimonial del brand . In Italia questo tipo di scarpa era anche chiamata “alla bébé”. Questo  modello è molto usato da Miuccia Prada che le presenta spesso nelle sue collezioni più eccentriche di Prada e Miu Miu. Modello di riferimento: le “Campari” di Manolo Blahnik.


Scarpa Chanel:  il nome esatto in gergo fashion è “slingback”,  molti la ritengono impropriamente un sandalo, invece appartiene alla famiglia delle décolleté . La si trova sia con tacco zero che con i vertiginosi  12 cm (ed oltre..). Questa calzatura lascia completamente scoperto il tallone, sul quale passa un sottile cinturino , la parte anteriore è chiusa. Si tratta di una  calzatura  molto raffinata, adatta anche a donne non più giovani, ad una certa età, si sa,  il piede dovrebbe sempre essere coperto.  Come le décolleté classiche, sono adatte a tutte le occasioni. Prende il nome da colei che le ha inventate Mademoiselle Coco Chanel, è sono proprio le bicolore di Chanel, tutt’oggi nella produzione della Maison,  le più rappresentative e cult della categoria.



Francesine: sono le scarpe stringate. Si trovano in commercio completamente piatte, platform o con il tacco che può avere varie misure, anche molto alto. Sono scarpe piuttosto sportive da portare con tutto: jeans, pantaloni classici, abitini e gonne. Personalmente le trovo deliziose, specialmente nella versione un po’ maschile, forate in vitello spazzolato, nelle versioni più moderne si trovano anche borchiate. Da portare senza calze, con calzino corto rivoltato alla caviglia oppure  con calze  di media o alta pesantezza , mai con collant sottili.  Adatte ai look di tutti i giorni.

Leggi anche la seconda parte