mercoledì 1 luglio 2015

LITTLE BLACK DRESS





Minimale, versatile, accessibile ed elegante, the little black dress è considerato da quasi un secolo ormai, l’evergreen che ogni donna dovrebbe avere all’interno del proprio guardaroba, nonché il precursore del più celebre manifesto ideologico contemporaneo in fatto di stile: less is more. Storicamente considerato indecente se indossato al di fuori dei periodi di lutto, il sofisticato abitino nero, viene sdoganato dalla lungimirante Coco Chanel negli anni Venti, e compare per la prima volta su Vogue America nel 1926 vicino a un mare di abiti con colori sgargianti e ricami superflui, così come voleva la moda del primo dopoguerra. Celebrato dall’autorevole rivista come il capo destinato a diventare "una sorta di uniforme per le donne di tutto il mondo e di qualunque estrazione sociale", The Little Black Dress viene considerato la "Ford" di Chanel in termini di semplicità e potenza e in poco tempo diventa il simbolo della cosiddetta povertà di lusso e di una semplicità chic.
Un successo destinato a durare nel tempo e crescere perfino in periodi di assoluta crisi come la Grande Depressione, per via del suo carattere economico ed elegante. Ma non solo. Il suo tipico colore nero lo rende un imprescindibile costume nei primi film a colori (a causa delle distorsioni cromatiche dovute all’allora giovanissimo Technicolor) nonché la più diffusa uniforme per le donne civili durante la seconda guerra mondiale. Sono gli anni 50, con la nascita del New Look inaugurato da Christian Dior, a restituire all’abitino nero la sua femminilità, mentre il cinema hollywoodiano lo fa indossare alle sue numerose femme fatales e la diffusione delle fibre sintetiche ne moltiplica le fogge. Così, se negli anni 60 gli orli si accorciano moltissimo, negli 80 il Little Black Dress diventa una sexy tenuta da lavoro per le nuove business women affette dall’ossessione del fitness, arricchito da accessori quali le spalline o le cinture altissime. Ma la sua flessibilità si riconferma forse nella maniera più eclatante pochi anni dopo, con l’avvento del grunge e le sue inedite reinterpretazioni, tra cui il noto accostamento agli anfibi. Tuttavia, se il Little Black Dress è ancora uno degli indumenti più popolari oggi, non è solo per la sua indiscutibile versatilità (proibito ai matrimoni...) ma anche per la fedeltà dimostrata da personaggi indimenticabili come Wallis Warfield Simpson, Duchessa di Windsor, solita affermare che "quando un abitino nero è quello giusto, non c’è niente che possa sostituirlo",

oppure Edith Piaf, icona francese che nella sua carriera si è esibita con indosso esclusivamente abiti di quel genere. Ma volendo passare al grande schermo non possiamo certo dimenticare la It girl Betty Boop, né tanto meno Holly Golightly, che in Breakfast at Tiffany’s indossa uno degli abiti più iconici di tutti i tempi: il tubino nero disegnato per l’occasione da Hubert de Givenchy. Tubino che tuttavia il famoso stilista (nonché caro amico di Audrey Hepburn e già autore dei suoi abiti nel film Sabrina), aveva ideato diversamente da quello utilizzato nella prima scena della commedia romantica di Blake Edwards. Infatti l’abito, nella sua versione originale, era stato rivisto da Edith Head perché considerato troppo corto, senza per questo smettere mai di essere attribuito al genio di Givenchy. Il designer, che di Holly Golightly non ha immaginato soltanto l’abito ma anche i fili di perle, la sigaretta, i lunghi guanti e i grandi occhiali da sole, oltre a descrivere magistralmente il personaggio, lo ha legato indissolubilmente alla sua interprete, facendo della Hepburn un’icona indiscussa e di quell’abito il suo simbolo. In definitiva, se Coco Chanel ha dato i natali al little black dress, rivoluzionando l’abbigliamento del secondo dopoguerra come solo lei sapeva fare, la potenza dell’immagine di Audrey sulla Fifth Av., riflessa nella vetrina di Tiffany, gli ha regalato l’eternità.





















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